Alberto Savinio. Musique Métaphysique e la creazione totale.

Un itinerario percorso alla ricerca di un insondabile segreto che la musica cela in sé ma che mai rivela nella sua totalità, è questo Alberto Savinio (Atene 1891- Roma 1952). Pseudonimo di Andrea De Chirico, fratello di Giorgio, Savinio è esperienza preziosa degna di essere presa ad esempio. Tra la Parigi degli anni Dieci e il secondo Dopoguerra Savinio percorre un’avventura artistica quanto mai originale ed eclettica.

Musicista compositore pittore scenografo saggista drammaturgo poeta e narratore, Savinio non solo padroneggia con abilità inventività e sensibilità critica i vari codici della comunicazione estetica, ma li attraversa con il passo raffinato e ironico del cosmopolita, attento alle suggestioni dell’Avanguardia europea.

Avverso all’Art pour l’Art, il progetto musicale di Savinio mira al teatro, ad un teatro «metafisico» dove il rapporto fra musica e dramma venga inteso non più come «illustrazione» del dramma attraverso la musica, ma come rapporto paritetico che garantisca, nello stesso tempo, unità e autonomia dell’«azione drammatica» e dell’«azione musicale»; giacchè «La musique est un art exceptionnel qui ne tolère point la façon, et qui esige d’etre employé tel qu’il est». Il progetto si realizza nei Chants de la Mi-Mort, definiti «scenes dramatiques d’après des episodes du Risorgimento».

La guerra interrompe l’attività creativa del giovane Savinio. Nel 1915 rientrato in Italia, Savinio viene arruolato e assegnato al servizio militare a Ferrara, dove incontra Carrà, De Pisis, Morandi, Soffici; da questo momento i suoi interessi si spostano verso la pittura e la letteratura o meglio vengono assunti come integrazione a quel «manqué de totalité» della musica che egli aveva denunciato e lamentato in quel “programma” d’artista che sono i suoi scritti parigini del 1914 e 1915.

Anche se non compone, la sua attenzione ai destini della musica è sempre viva e tagliente:  «La musique contemporaine n’est qu’un vague bourdonnement. Una musique veritable atteint l’eclat d’une detonation spirituelle».

Nell’immediato dopoguerra, nel 1925, riprende improvvisamente l’attività musicale con due balletti (La morte di Niobe, e Ballata delle Stagioni), ma avverte probabilmente che con il pennello può spaziare in un polimorfismo più «concreto» che coinvolge direttamente la realtà fisica delle cose e della figura umana.

Il passo decisivo verso la pittura è del 1926-1927, quando ritorna a Parigi ed entra in rapporti con A. Breton e i surrealisti.

In Piccola guida alla mia opera, Milano 1947, Savinio definisce ad esempio la «tecnica» linguistica di Hermaphrodito, il suo libro d’esordio del 1918, come «gusto dell’assurdo, deformazione della realtà, invenzione dei valori, umorismo nero, magismo, surrealismo, tutto il diabolico gioco che riempie il mondo della metaphisica naturalis».

Un’analoga scrittura «critica» traspare nelle partiture che nascono di getto nel secondo dopoguerra, dal 1949 al l951 (Agenzia Fix, Orfeo Vedovo, Cristoforo Colombo, Vita dell’uomo).

Savinio usa i materiali più eterogenei, rinunciando alle tendenze radicali di un tempo ma non al programma di principi enunciati nel 1914: i materiali sonori, talvolta assunti come collage, vengono strutturati in un sottile procedere di dimensioni prospettiche (armoniche ora, oltrechè melodiche) nel rapporto tra percezione auditiva e visiva dove la «metaphysique réelle» si realizza come sintesi.

L’ironia di Savinio si è fatta amara, emblematica. La sua musica la riflette con sferzante spregiudicatezza vocale e strumentale: armonie allocche contro dissonanze e boutades timbriche degli strumenti, uno sciorinare ritmico del canto contro intrusioni di acre belcantismo…Ed è evidente che l’allegoria mira anche a denunciare la crescente formalizzazione dei linguaggi artistici delle neoavanguardie degli anni cinquanta che fatta tabula rasa dell’arte del primo Novecento, minacciano di insterilire nel gesto puramente materico, nel suono massa, che rifiuta la comunicazione (una comune azione di ascolto), aliena il messaggio, per porsi come rottura e provocazione ma che finiscono con l’essere neutralizzate e inglobate nei mass media, nella fabbrica dell’industria culturale.

Questa situazione Savinio l’avvertì sino all’ultimo, anche se non la denunciò apertamente, tuttavia lasciandola trasparire nelle sue mordaci critiche «d’ascolto»; e sino all’ultimo affermò la musica come linguaggio dell’assoluto, messaggio metafisico di ciò che la parola non può esprimere, «elemento essenziale dell’educazione. Non può esservi civiltà senza musica. La musica insegna a stare: a stare in compagnia e a stare da soli. La musica ci mette in comunicazione col moto dell’universo e col nostro movimento interno. La musica insegna a vivere, nel senso più profondo e metafisico della parola. E quella sola civiltà sarebbe perfetta ove tutto quanto, uomini e cose, si muovesse a suon di musica».

La sua attività di critico musicale «militante» tra le due guerre e nel secondo dopoguerra trascende

l’informazione o la pura descrizione delle musiche ascoltate, e riconduce  sempre l’ascolto ad un orientamento di scelte che si rapportano alla «crisi» e alla problematica della musica moderna e contemporanea.

Libri:

. Alberto Savinio, Scatola sonora, Einaudi, 1988

. Alberto Savinio, Narrate, uomini, la vostra storia, Biblioteca Adelphi, 1984

. Alberto Savinio, Nuova Enciclopedia, Biblioteca Adelphi, 1977

Musiche:

. Alberto Savinio, Le chants de la mi-mort, suite per pianoforte, 1914

. Alberto Savinio, Album 1914, pour voix et piano avec une pièce finale pour voix, basson et celesta. Testi originali di A. Savinio

Films:

. Un chien andalou, 1929, di Luis Buñuel e Salvador Dalì.

. L’âge d’or, 1930, diretto da Luis Buñuel

Inserito da Francesco Maria Paradiso il 12 maggio 2016 in Al punto zero: energie della pianamarea
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La musica secondo Tarkovskij. Il suono secondo Leopardi.

La musica secondo Tarkovskij, il suono secondo Leopardi. Venerdì 8 aprile, ore 18.30 Libreria dello spettacolo, via Terraggio 11, Milano

Adele Pellegatta, voce recitante. Massimo Marchi, elettronica.

Parlavate del senso della nostra vita, del disinteresse per l’arte.

Ecco per esempio la musica. La musica è legata ben poco alla realtà. O meglio, anche se è legata lo è senza ideologie, meccanicamente come un suono vuoto, senza associazioni. E tuttavia la musica per un qualche miracolo penetra ovunque. Cosa risuona in noi in risposta al rumore elevato ad armonia? E come si trasforma per noi nella fonte di un immenso piacere che intenerisce e commuove? A che cosa serve questo? E soprattutto a chi? Risponderete a nessuno e a nulla. Disinteressatamente è improbabile perché tutto in fin dei conti ha un senso e una ragione. Da Stalker, di Andrej Tarkovskij

Tarkovskij: “un compositore per l’occhio che ha ispirato musica per l’orecchio” (A Composer for the Eye Inspired Music for the Ear, The New York Times, 1997). Sono tanti i musicisti che dal secolo scorso guardano con interesse alla poetica musicale di un regista come Andrej Tarkovskij che si è avvicinato al MONDO DEI SUONI organizzato nel film in molteplici maniere e per cammini di diverso genere, ed esaltano i percorsi sonori del suo cinema additandoli spesso come ben precisi modelli musicali.

La musica cinematografica per me, in ogni caso, è una componente naturale del mondo dei suoni, una parte della vita umana, sebbene sia pienamente possibile che in un film sonoro realizzato in maniera coerente dal punto di vista teorico non rimanga affatto posto per la musica e questa venga sostituita dai rumori ripensati dal cinema in maniera via via sempre più interessante. Andrej Tarkovskij.

Andrej Tarkovskij

Vera e propria lettura musicale del cinema di Tarkovskij è quella appassionata e autentica di Luigi Nono. Nel 1987 il compositore scomparso nel ’90 dedica al regista russo una delle ultime opere: 2°. No hay caminos, hai que caminar…Andrej Tarkovskij, per sette cori (gruppi strumentali).

ANDREI TARKOVSKIJ GENIALE CREATORE DI TEMPI – VISIONI – SENTIMENTI DRAMMATICI STORICI E ATTUALI NEI SUOI FILM: NUOVA SCUOLA RUSSA SOVIETICA PER TUTTI.

NON SOLO OMAGGIO DEDICA A QUESTO GENIALE REGISTA, MA ANCHE ALTRO TENTATIVO MIO:

SUONI-SENTIMENTI  - SUONI TRASFORMANO SENTIMENTI – SENTIMENTI TRASFORMANO SUONI

SUONI TRASFORMANTISI IN SENTIMENTI – SENTIMENTI TRASFORMANTISI IN SUONI. TARKOVSKIJ, CHE AMO MOLTISSIMO. NELLA DEDICA, UN’ANIMA CHE MI ILLUMINA. Luigi Nono.

Tarkovskij nei propri film conduce scelte musicali destinate a porsi come magistrali, veri e propri exempla cui guardare con stupore e ammirazione. Basti quel suo particolare utilizzo dei repertori classici, quelli bachiani anzitutto, che ripetutamente attraversano i suoi capolavori; oppure quel cosciente espressivo pionieristico uso della musica elettronica grazie al sodalizio con Edvard Artm’ev tra i compositori più rappresentativi dello Studio Sperimentale di Musica Elettronica di Mosca. «Trovare altri cammini», testimonianze «di altre soluzioni e nuovi orizzonti», «sviluppare molto di più la capacità di ascolto, percepire la varietà e qualità dei suoni, la combinazione e composizione nello spazio, pensare la musica in modo totalmente distinto dalla musica tecnica, accademica, ma sentirla come elemento di vita, dell’orecchio, dell’anima, dei sentimenti vivi» (L. Nono) non sono appena affinità elettive tra due artisti. Il “paesaggio sonoro” di Tarkovskij è un sistema molto complesso che comprende musica di repertorio, suoni di sintesi, rumori d’ambiente o ricreati in post-produzione e ogni altra componente in grado di dar vita a «combinazioni sonore totalmente nuove» come sperato da Edgar Varèse.

Luigi Nono

Dal momento che il termine “musica” sembra essersi ridotto a significare molto meno di quel che dovrebbe, preferisco servirmi dell’espressione “suono organizzato”, evitando così la tediosa questione: “Ma è musica?”. Mi sembra che il termine “suono organizzato” colga più precisamente l’aspetto duplice della musica, che è insieme un’ arte e una scienza in presenza delle recenti scoperte tecnologiche che ci permettono di sperare in una sua incondizionata liberazione […]. Sono convinto che il “suono organizzato” ricopra un ruolo sempre più importante come elemento dinamico e drammatico nel film. Edgar Varèse

Infatti, a rigore, il mondo trasformato dal cinema e il mondo trasformato dalla musica sono due mondi paralleli in conflitto tra loro. IL MONDO DEI SUONI organizzato nel film in maniera vera – questa è la vera musica cinematografica! Andrej Tarkovskij

Per la singolare sonosfera di Tarkovskij, nell’insieme dei “mondi dei suoni organizzati” del nostro tempo, «bisogna forzatamente rifarsi ab ovo» (T. Landolfi), ad un’origine, a un intelligenza remota: i pensieri di Leopardi ad esempio.

Distinguete suono (sotto questo nome intendo ora anche il canto) e armonia. Il suono è la materia della musica […]. L’effetto naturale e generico della musica in noi, non deriva dall’armonia ma dal suono, il quale ci elettrizza e scuote al primo tocco quando anche sia monotono. Questo è quello che la musica ha di speciale sopra le altre arti. Giacomo Leopardi

Edgard Varèse

La sorprendente quantità di notazioni e riflessioni musicali rintracciate nello Zibaldone o nelle Operette morali testimonia la competenza percettiva e la filosofia musicale di un poeta come Giacomo Leopardi sulla musica. Un Leopardi inatteso, che riflette sulle reazioni psico-fisiche prodotte dal suono, sviluppa fra i poli della musica, un’arte speciale, e del suono, una materia speciale, la sua idea straordinariamente avanzata sul come e quando si ha in musica originalità e sviluppo.

Ogni assoluta novità in fatto di musica contiene e quasi consiste in un’apparenza di stonazione; […] non può essere altro che disarmonia, perché sarebbe sconvenienza dalle assuefazioni generali. Giacomo Leopardi

Io sento che esistono altri modi di lavorare col sonoro, che potrebbero permettere di essere più precisi e fedeli a quel mondo “interiore” che noi ci sforziamo di riprodurre sullo schermo, e non solo al mondo interiore dell’autore, ma anche all’essenza intima del mondo vero e proprio, alla sua sostanza propria, non dipendente da noi. Andrej Tarkovskij

La forza delle immagini di due compositori e poeti per l’occhio, Andrej Tarkovskij e Giacomo Leopardi, che ispirano musica per l’orecchio, permette di ripercorrere il cammino delle percezioni, l’evoluzione nella musica come arte, scienza, sviluppo tecnologico, organizzazione dei mondi del suono. La passiva accettazione del mezzo, «dello strumento con cui operare ha in sè – scrive Tommaso Landolfi – qualcosa di insoddisfacente, di vile, di provvisorio, giacché al di qua dell’esercizio di un’arte c’è poi una disposizione indifferenziata la quale di per sua natura e di per sua nobiltà esclude ogni accettazione supina e pretende discutere tutto, fin le stesse condizioni umane».

La mia idea fondamentale è che il mondo risuona in maniera tanto meravigliosa di per sé che, se imparassimo ad ascoltarlo nella maniera dovuta, la musica non sarebbe affatto necessaria al cinema.

Libri:

. Andrej Tarkovskij, Scolpire il tempo, Milano, 1988

. Roberto Calabretto (a cura di), Andrej Tarkovskij e la musica, Lucca LIM 2011

. Marcello de Angelis, Leopardi e la musica, Lucca LIM, 1987

Musiche:

. Luigi Nono, 2°. No hay caminos, hai que caminar…Andrej Tarkovskij, per sette cori, 1987

. Toru Takemitsu, Nostalghia, In Memory of Andrej Tarkovskij, per violino e orchestra d’archi

Films:

. Stalker, 1979, film di Andrej Tarkovskij

. Nostalghia, 1983, film di Andrej Tarkovskij

Ascolta Edward Artemiev con ANS (Aleksander Nikolaeviĉ Skrjabin Synthesizer)

Ascolta Luigi Nono 2°. No hay caminos, hai que caminar…Andrej Tarkovskij

Ascolta Toru Takemitsu, Nostalghia, In Memory of Andrej Tarkovskij

Inserito da Francesco Maria Paradiso il 1 aprile 2016 in Al punto zero: energie della pianamarea
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HYMNI. I canti della forma interiore

HYMNI (I canti della forma interiore), per organo. Verlag Neue Musik, Berlin, 2016.

Francesco M. Paradiso HYMNI

Dall’antichità greca alla classicità romana, l’energia emotiva assieme al fascino della melodia e alla poesia lirica ha creato gli inni. In epoca latino- cristiana, l’insieme rivissuto di questi tre elementi divenne un genere realmente originale. Per la capacità di rappresentare con immagini vive la dimensione interiore, il sentimento religioso, nella tradizione cristiana gli inni rappresentano il canto adatto a tutti, la «Voce della Chiesa». Per tali motivi ho scelto l’antico inno del Vexilla Regis pròdeunt quale motivo generativo e unificatore del brano. Ho scelto l’irresistibile carica simbolica e la formidabile tensione drammatica della forma e della ‘scena’ della croce per sostenere quei processi di in-formazione e de-formazione di un’’immagine sonora’ che costituiscono uno degli obiettivi di questo lavoro.

«Per capire l’arte moderna bisogna ritrovare le origini dell’arte sacra» scriveva Pavel Evdochimov. Come l’arte delle catacombe, anche l’arte del nostro tempo ritrova la libertà, si purifica da ogni forma precostituita tramite una minore attenzione per le forme e l’abbandono di ogni preoccupazione artistica. Il comporre dei nostri giorni crea “cancellando”.

HYMNI aspira a essere l’apparizione di una forma o di una condizione interiore, una delicata ma intensa “visione” e ciò tramite i suoi due caratteri, meditativo ed epico-drammatico. Il brano tende a divenire “icona” o per la sua forma micro-drammaturgica a episodi, una serie di “icone” dipinte con i suoni. 1. Consummatum est, 2. Et baiulans sibi crucem exivit, 3. Et inclinato capite, 4. Tradidit spiritum sono stati emozionali, frammenti di melodia, immagini liriche rubate al Vangelo di Giovanni. Il finale in canone sopra la linea del Vexilla Regis pròdeunt suggerisce l’incamminarsi insieme, il cammino della croce. Gli inserti affidati alla decisione estemporanea dell’esecutore rappresentano reiterazioni dell’ascolto e della memoria. HYMNI è un’”icona” che pur utilizzando colori timbrici duri e non compiacenti, come la superficie d’un muro o d’una tavola, la “metafisica” superficie di un’icona, canta si condensa e si consuma in quella pietosissima essenza “dipinta” dagli ultimi versi dell’inno di Venanzio Fortunato: O crux, ave, spes unica. Hoc passionis tempore. Piis adauge gratiam. Reisque dele crimina.

La registrazione organistica è solamente un suggerimento ed è riferita alla disposizione fonica dell’organo costruito dagli organari Mascioni op. 487 presso il Duomo di Ravenna nel 1936.

Mascioni op. 487, (organo sn.) Duomo Ravenna

Between Grecian age and Roman classicism, the emotional energy together with the charm of the melody and lyric poetry created the hymns. During the Latin Christian period, the whole of these reexperienced three elements became a truly pristine genre. For the ability to represent through images the human inner dimension, the religious sense, in the Christian tradition hymns are still nowadays the proper singing for everyone, the “Voice of the Church”. For these reasons I have chosen the ancient hymn of Vexilla Regis pròdeunt as generative and unifying motif of the composition. I have chosen the irresistible and symbolic power of the dramatic tension of the form and ‘scene’ of the cross to support the processes of in-formation and de-formation of a ‘sound image’ which are one of the objectives of this work. Pavel Evdokimov wrote: “To understand the modern art we must find the origins of the sacred art”. As the art of the catacombs, also the art of our time finds again freedom, purifies itself from any pre-constituted forms through a lesser attention to the shapes and the abandonment of any artistic concern. The composing of our times creates “erasing”.

HYMNI aspires to be the epiphany of an inner shape or an inner condition, a delicate but intense “vision” and this by means of its own two natures, meditative and epic-dramatic. The composition tends to become an “icon”, or, because of its short dramatic episodic form, a series of “icons” painted with sounds. 1. Consummatum est, 2. Et baiulans sibi crucem exivit, 3. Et inclinato capite, 4. Tradidit spiritum are emotional states, fragments of melodic lines, lyrical images stolen from the Gospel of John.

Mascioni, op. 487 (organo ds.) Duomo Ravenna

The finale using the canon on the ancient line of the Vexilla Regis pròdeunt suggests proceeding together, the way of the cross. The inserts entrusted to the decision of the performer are reiterations of listening and of the memory. HYMNI is an “icon” that while using harsh but not complacent tone colors (like the surface of a wall or of a table, the “metaphysical” surface of an icon) sings, condenses and consumes itself in the most gracious essence “painted” by the last verse of the hymn of Venanzio Fortunato: O crux, ave, spes unica. Hoc passionis tempore. Piis adauge gratiam. Reisque dele crimina.

The organ registration should be regarded as a suggestion only. The registration was made with the organ located in the Cathedral of Ravenna, built by the organ builders Mascioni in 1936.

Inserito da Francesco Maria Paradiso il 15 marzo 2016 in Al punto zero: energie della pianamarea
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Pasolini. Contaminazioni: Bach borgate vangeli. Approfondimenti.

Comporre musica l’unica azione espressiva forse, alta, e indefinibile come le azioni della realtà.

P. P. Pasolini, Poeta delle ceneri

Così è la musica, il comporre musicale, secondo Pier Paolo Pasolini in una delle numerose pagine della sua produzione letteraria in cui narra l’intensità dell’attrazione che i mondi del suono hanno sempre esercitato nel suo immaginario. Un’attrazione smisurata, profonda emozionante che ne ha tanto influenzate sia la poetica cinematografica sia, in un modo forse meno evidente, la narrativa e la poesia. Johann S. Bach è il compositore più amato da Pasolini, un musicista scoperto tramite Pina Kalc, amica e rifugiata anch’essa a Casarsa della Delizia negli anni della seconda guerra mondiale. Durante i loro incontri Pina esegue le Sonate e Partite per violino. Pasolini, che dal ‘36 ha iniziato lo studio dello strumento, ne rimane folgorato e a quelle pagine dedica scritti, passi autobiografici, brani dei suoi romanzi e un appassionato saggio giovanile: Studi sullo stile di Bach [1944-45] edito nel 1999 in Saggi sulla letteratura e sull’arte, Mondadori, vol. 1.

È un grande conforto scrivere di un autore senza problemi, cioè senza crisi. Ed è un conforto che proviamo soltanto nell’arte chiamata classica, dove ci accorgiamo che la scrittura era cercata con la parsimonia che una ferma dignità umana consente. Bach non ha crisi. La sua opera è tutta ad una medesima altezza, e il suo unico pericolo è l’aridità. Dal Siciliano al Preludio c’è uno spazio brevissimo, […] c’è tutta una infinita varietà di espressioni che nascono con la facilità di un frutto e con la sua stessa assolutezza. E questo è il primo elementare elogio che si può fare a Bach.

La presenza della musica è un denominatore comune dell’esperienza di Pasolini intellettuale pittore poeta regista e scrittore. La contaminazione degli stili è sintesi espressiva della sua poetica. Pasolini concepisce il film come un’opera “multimediale” completa e che rappresenta la realtà attraverso una sintesi di mezzi e di forme di espressione assunte da altre arti. Pasolini è “uno straordinario uomo orchestra, un re Mida che dominava i materiali espressivi più eterogenei, trasformandoli al minimo contatto”.

Prima ancora di Accattone, quando pensavo genericamente di fare un film, pensavo che non avrei potuto commentarlo altrimenti che con la musica di Bach; un po’ perché è l’autore che amo di più, e un po’ perché per me la musica di Bach è la musica in sé, la musica in assoluto.

Le musiche del Vangelo le ho scelte quasi tutte prima di girarlo e molte erano quelle su cui ho pensato e costruito delle scene che ho poi girato: la Messa di Mozart, ad esempio. Altre le ho ricercate dopo, però con un’idea abbastanza precisa in testa: una specie di ecumenicità musicale del film. Come sempre si mescolano nelle mie opere – direbbe un critico stilistico – lo stile ‘sublimis’ e lo stile ‘piscatorius’. Bach rappresenta lo stile sublimis e i canti dei mendicanti negri, oppure i canti popolari russi e la messa cantata dei congolesi rappresentano lo stile piscatorius, lo stile umile.

Se l’opera e il linguaggio letterario di Pasolini testimoniano il cambiamento della società dal dopoguerra agli anni ‘70, il mondo sonoro di Pasolini, le sue folgorazioni, gli impulsi, le analisi e il fascino passionale per la musica di Bach, Mozart, Vivaldi, per i canti popolari e gli spirituals, nella mescolanza di generi e di stili, permette di ripercorrere l’evoluzione della musica nel tempo, la sua trasformazione, le tendenze estetiche innovative che penetrano in quegli anni negli ascolti delle società in mutamento.

Eravamo ambedue giovani ci accomunava l’amore per la musica e la poesia e fra noi due nacque subito una affettuosa amicizia che si andò via via trasformando in fecondo sodalizio artistico, interrotto solo nel 1945 quando mi unii alla Orchestra Filarmonica triestina che stava per trasferirsi in blocco in Jugoslavia.

Pina Kalč

Questa musica perdona noi poveri diavoli e ci promette una nuova felicità, piange per noi con tutta l’anima. […] Colui che comprese benissimo questo nesso fu Pier Paolo Pasolini, che attorno al 1960 nel suo film Accattone che trattava della vita e della sofferenza del sottoproletariato romano, disoccupato e criminalizzato ricorse all’aiuto di musiche dalle Passioni bachiane. Muovendo dal suo punto di vista estetico e politico, aveva lo scopo di promuovere ancora una volta il messaggio protocristiano […] , di dimostrare quanto la musica di Johann Sebastian Bach fosse adatta a prendere la parola in un contesto reale del genere, e quanto irrilevante il pericolo di equivoci su questa musica o di un suo cattivo uso. Questa musica sta, come il suo autore, dalla parte del popolo, degli umiliati e degli offesi, e parla la loro lingua. Tutti i martiri del mondo si possono riconoscere e ritrovare in queste richieste di soccorso e lamentazioni.

Hans Werner Henze

Inserito da Francesco Maria Paradiso il 12 marzo 2016 in Il senso è nella musica
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A VOCE ALTA: transiti tra immagini musiche letture

A VOCE ALTA. Libreria dello Spettacolo, via Terraggio 11, Milano. 11 marzo, 8 aprile, 13 maggio, 10 giugno 2016.

«Ogni cultura epoca individuo società si muove a suon di musica, della propria musica. La musica è l’espressione naturale del proprio rapporto col mondo esterno. Anche l’artista, il poeta, il compositore deve rispondere tout court alla questione: cos’è la musica? Si potrebbe rispondere: la musica è qualcosa che esiste, qualcosa che esiste e che si fa o per il proprio divertimento o per il divertimento degli altri. Così hanno risposto alcuni musicisti del novecento a Luciano Berio:

“E’ semplicemente una parola; e quando la si dice con garbo la gente la chiama canzone. E’ tutto quel che si sente”, John Cage.

“E’ il più rapido viaggio di ritorno per l’eternità”, Karlheinz Stockhausen.

“La musica muove i sentimenti, come diceva Monteverdi. La musica non è un’arte dei suoni, i suoni sono un mezzo per mettere chi li ascolta in un particolare stato d’animo”, Bruno Maderna.

“E’ il mio modo di glorificare Iddio”, John Tavener.

“E’ il modo con cui l’uomo può superare se stesso: col fare la musica e col capirla”, Iannis Xenakis.

”La musica è una possibilità di intesa con la società, di dire quello che non riesco a dire scrivendo, perché la musica è il mio mestiere”, Krzysztof Penderecky.

“E’ un’arma, un’arma che non fa male a nessuno. Un’arma per combatter il nemico. Quale nemico? Il nemico è tutto quanto minaccia di annientarmi. Qualsiasi cosa voglia portarmi via la libertà o l’amore”, Lukas Foss

“E’ suono organizzato. La materializzazione dell’intelligenza che è nel suono”, Edgard Varese.

Anche per il nostro tempo d’informazione automatizzata, di questa nostra cultura digitale e della Generazione Google, si pone la necessità di rispondere alla domanda su ragione, significato, qualità di un evento percettivo come il suono “il quale ci elettrizza e scuote al primo tocco quando anche sia monotono (Giacomo Leopardi), un’armonia “che vince la nostra intelligenza come la musica” (James Joyce), una comunicazione “legata ben poco alla realtà e tuttavia la musica per un qualche miracolo penetra l’animo umano” (Andrej Tarkowskij). Sotto la pressione elettronica della simultaneità, il nostro scenario sonoro e musicale si complica e si trasforma di continuo: cambiano ambienti, tecnologie, modalità di ascolto e d’utilizzo della musica. Il secolo scorso ha contribuito a saturare di immaginazione e senso il piacere che ci dà il suono. Ha cancellato il confine tra suono e rumore. Dal punto di vista critico ogni attribuzione di artisticità diviene sempre più problematica: la contaminazione, il rumore, il “borbottìo vago” dei generi determina ormai quasi inevitabilmente l’abbattimento dei confini fra musiche “leggere” e “pesanti” “classiche” o “esatte”. Gli appuntamenti di A VOCE ALTA sono una serie di provocazioni: letture immagini ascolti, itinerari nel multiforme del musicale-sonoro, un flusso ininterrotto che s’accresce e si deforma, in cui Francesco Maria Paradiso provoca transiti e interconnessioni non casuali fra qualità espressive». Massimo Marchi.

Ebbene, ti confiderò, prima di lasciarti,

che io vorrei essere scrittore di musica,

vivere con degli strumenti

dentro la torre di Viterbo che non riesco a comprare,

nel paesaggio più bello del mondo, dove l’Ariosto

sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con tanta

innocenza di querce, colli, acque e botri,

e lì comporre musica

l’unica azione espressiva

forse, alta, e indefinibile come le azioni della realtà.

Pier Paolo Pasolini, Poeta delle ceneri, Garzanti 1993.

Scarica il libretto di: A VOCE ALTA

AGON A VOCE ALTA

Inserito da Francesco Maria Paradiso il 7 marzo 2016 in Al punto zero: energie della pianamarea
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Eda Pratella è scomparsa serenamente dopo aver compiuto la sua missione: sempre dalla parte del divenire.

Ivan Simonini ricorda Eda Pratella, figlia di Francesco Balilla, scomparsa quest’oggi 11 dicembre 2015 nella sua casa di Ravenna con vista sulla Rocca Brancaleone.

F. Perfetti, Eda Pratella, Francesco M. Paradiso, A. Maramotti, Ravenna, Teatro Alighieri 2015

“Le telefonavo spesso per sentire come stavano le sue gambe acciaccate e per parlare di Francesco Balilla Pratella (“il mio babbo”, come lei amava dire). L’ho sentita anche stamattina intorno alle ore 11” racconta Simonini.
“Era lucida, serena e gioiosa come sempre. Ed era orgogliosa del fatto che l’Istituto Verdi, la Classense, l’Università, l’Associazione Mariani avessero nell’ultimo mese celebrato nel sessantesimo della scomparsa la figura di Pratella con convegni, concerti, proiezioni come mai si era visto a Ravenna, mettendo con ciò fine istituzionalmente alla rimozione dalla memoria collettiva di questo personaggio, così importante per la cultura italiana e internazionale e che coi suoi tre manifesti futuristi del 1910, 1911, 1912 aprì la strada a tutte le avanguardie musicali del secolo scorso.
Quando le ho detto che ora bisognava andare avanti su questa strada di valorizzazione dell’opera e dell’immagine “del suo babbo”, mi ha risposto: “Sì, caro Ivan, sì, hai ragione, ma io sento di avere ormai compiuto la mia missione”. (continua a leggere)
[...] Quello che perdiamo, perdendo te, davvero non si può dire. Ma certo possiamo dire: “Sì, fortissima e dolcissima Eda, hai compiuto la tua missione!”.

Il cordoglio per la scomparsa di Eda Pratella.

“Con Lei se ne va una parte importante di storia artistica e musicale”.

Fabrizio Matteucci: “La scomparsa di Eda Pratella avvenuta ieri, nella sua casa di Ravenna, ci commuove tutti. La signora Eda, figlia del Maestro Francesco Balilla Pratella, compositore, scrittore, teorico e musicologo, è stata una figura centrale nel ricordo e nella conservazione della memoria dell’opera del Maestro”. “Sempre disponibile ad aprire la sua casa a studiosi e ricercatori, Eda è stata sempre presente alle iniziative del novembre scorso organizzate dall’Istituto Verdi, di cui Pratella fu direttore dal 1927 al 1945. Con Lei se ne va una parte importante di storia artistica e musicale. Pratella è stato infatti un musicista di nome internazionale. (continua a leggere).

Il successo per il trittico di Pratella

Col concerto – molto applaudito dal pubblico – di mercoledì 25 novembre, si è chiuso, nella splendida sede di Palazzo Rasponi dalle Teste, il ciclo di appuntamenti dedicati a Francesco Balilla Pratella, in occasione dei sessanta anni della morte. Organizzato dall’Istituto superiore di studi musicali “Giuseppe Verdi”, di cui Pratella fu direttore dal 1927 al ’45, il convegno si è articolato in tre giornate, a distanza settimanale, l’11, il 18 e il 25.

Le conferenze sono state seguite dai concerti che hanno avuto luogo nella Cattedrale e nello stesso Palazzo Rasponi. L’occasione di celebrare Pratella non è sfuggita all’Istituto musicale, che ha iniziato a lavorare al progetto agli inizi del 2014. L’iniziativa partì dalla Scuola di Composizione del Dipartimento di Teoria e Analisi, Composizione e Direzione. Il progetto curato dal M° Francesco Maria Paradiso, docente di Composizione, ha portato alla costituzione del Comitato scientifico composto dal precedente direttore Franco Perfetti, coordinatore del progetto, (continua a leggere)

Inserito da Francesco Maria Paradiso il 11 dicembre 2015 in Al punto zero: energie della pianamarea
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Oltre il futurismo musicale: idee e prospettive

Pratella e Futuro 1955-2015. Ravenna 25 novembre 2015 Palazzo Rasponi dalle Teste.

Dopo gli appuntamenti dell’ 11 e del 18, Il 25 novembre 2015 si è concluso il convegno Pratella e Futuro 1955.2015. Il convegno di è concluso con l’intervento di Yuri Kasparov dal titolo: ‘Il Futurismo musicale in Russia’.

Y. Kasparov, F. M. Paradiso

A seguire la proclamazione dei vincitori del Premio Mariani-Pratella Concorso Internazionale di Composizione I Edizione.

Infine gli interventi di Claudio Ambrosini e Giuseppe Giuliano dal titolo: ‘Oltre il futurismo musicale: idee e prospettive’.

M. Titotto, C. Ambrosini, F. M. Paradiso, C. Mazzavillani Muti, G. Giuliano, Y. Kasparov

C. Ambrosini, F. M. Paradiso, G. Giuliano

Inserito da Francesco Maria Paradiso il 3 dicembre 2015 in Al punto zero: energie della pianamarea
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Balilla Pratella. La Guerra op. 32

F. Balilla Pratella “La Guerra Op. 32″ 22 marzo 1913. Sopra il motivo di un’antica canzone francese.

Francesco Balilla Pratella nel suo studio

“…Non molto dopo la mia “Musica Futurista per orchestra”, mi diedi a comporre il trittico per orchestra “La Guerra, Op. 32″ lavoro che Marinetti mi aveva fatto assumere per desiderio della poetessa parigina Valentine de Saint-Point. Tre danze svolte nella forma di tre parti di rondò sopra il motivo di un’antica canzone francese “Nos lauriers sont a couper” e che la poetessa mi aveva fatto pervenire da Parigi. [...] “La Guerra” all’origine si divideva in tre parti: L’aspettazione, La battaglia, La vittoria. Finii di comporla il 22 marzo del 1913.” in TESTAMENTO, di Francesco Balilla Pratella.

La Guerra Op.32 ascolta

“Nos lauries sont a couper” ascolta

Balilla Pratella La Guerra Op. 32

Inserito da Francesco Maria Paradiso il 22 novembre 2015 in Al punto zero: energie della pianamarea
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Immagini e musiche. In ricordo del furibondo Pratella.

Mercoledì 18 novembre 2015 conferenza e concerto a Palazzo Rasponi dalle Teste

Continuano gli appuntamenti inseriti nella rassegna dedicata dall’istituto superiore di studi musicali Giuseppe Verdi al compositore e musicologo Francesco Balilla Pratella a sessant’anni dalla morte.

Pratella Immagini e musiche_Ravenna 2015

Mercoledì 18 novembre, alle 16.30 a palazzo Rasponi dalle Teste si svolge la conferenza “Pratella immagini e musiche”. Intervengono Roberto Calabretto, professore associato di discipline musicali all’Università degli studi di Udine, su “Pratella compositore cinematografico”, Iole Di Gregorio, docente di Storia ed estetica musicale all’Istituto Verdi, su “Pratella e il futurismo nell’arte”, e Francesco Maria Paradiso, docente di Composizione al Verdi, su “Musiche della cinematografia sonora di Francesco Balilla Pratella”. Sarà poi proiettato alle 18.30 “Manifattura tabacchi” (1936) e verranno eseguite, in prima esecuzione assoluta, musiche originali per pianoforte “Lavorazione dei tabacchi” di Francesco Balilla Pratella da Cecilia Facchini.

L’Istituto Musicale Verdi ricorda Francesco Balilla Pratella vedi su Ravenna Web

Pratella Immagini e musiche_Ravenna 2015

Inserito da Francesco Maria Paradiso il 18 novembre 2015 in Al punto zero: energie della pianamarea
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PRATELLA E FUTURO: al via la rassegna dedicata a Francesco Balilla Pratella

Tre giornate, l’11, 18 e 25 novembre prossimi con vari appuntamenti

A sessant’anni dalla scomparsa del compositore e musicologo Francesco Balilla Pratella (Lugo, 1 febbraio 1880 – Ravenna, 17 maggio 1955) l’istituto superiore di studi musicali, alta formazione artistica e musicale Giuseppe Verdi di Ravenna, propone un ciclo di tre incontri e tre concerti a lui dedicati, aperti a tutta la cittadinanza. continua a leggere.

Primo appuntamento mercoledì 11 novembre con musica e conferenza.

Mercoledì, 11 novembre, cominciano gli appuntamenti della rassegna “Pratella e futuro 1955 – 2015”, promossa a sessant’anni dalla morte del compositore e musicologo Francesco Balilla Pratella (Lugo, 1 febbraio 1880 – Ravenna, 17 maggio 1955) dall’istituto superiore di studi musicali, alta formazione artistica e musicale Giuseppe Verdi con il sostegno del Comune – Ravenna 2015 e della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna. continua a leggere

Pratella e Futuro, Palazzo Rasponi dalle Teste, Ravenna 2015

Scarica il programma

PRATELLA PASSATO E PRESENTE. Palazzo Rasposni dalle Teste, Ravenna, h. 17. Interventi. Domenico Tampieri, Estetiche e poetiche pratelliane; Francesco Maria Paradiso, F. Balilla Pratella compositore: dal Futurismo alla colonna sonora; Andrea Maramotti, F. Balilla Pratella tra il sogno dell’avanguardoa e la forza della tradizione; Ivan Simonini, La pubblicazione di “Testamento” di F. Balilla Pratella.

CONCERTO:

Francesco M. Paradiso, HYMNI (I canti della forma interiore), per organo prima esecuzione assoluta

Francesco B. Pratella, Sonata op. 23, per organo

Jean Alain, Le jardin suspendu, Litanies, per organo

Francesco B. Pratella, Ave Maria op. 26, per voce ed organo

Francesco B. Pratella, Ecce Sacerdos magnus op. 25, per coro e organo

Francesco B. Pratella, De profundis , per coro e per organo

L’Istituto Musicale Verdi ricorda Francesco Balilla Pratella

Francesco M. Paradiso, A. Maramotti, D. Tampieri, I. Simonini. PRATELLA E FUTURO Ravenna 2015

Inserito da Francesco Maria Paradiso il 12 novembre 2015 in Al punto zero: energie della pianamarea
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