Francesco Maria Paradiso

Francesco Maria Paradiso

Docente di Composizione al Conservatorio ‘L. Canepa’, Sassari.


Creo accogliendo e disponendo suoni e vivo a Milano. Sono nato a Catania, nel cuore greco-romano, nero e bianco, del centro storico della città, ad un passo dal ‘teatro’ cangiante – ‘Soniferous Garden’, per come riverbera nella memoria – che era per me Villa Bellini a metà degli anni ‘60.

Il giardino dedicato a Vincenzo [le Grand] – una ‘oasi aurale’ oltre che un giardino ben tenuto di botanica e zoologia – è stato la mia prima ‘stazione polisonica di gioco’: una serie di quadri acustico-architettonici connessi da mosaici ciottolati, percorsi, scalinate, viali.

Villa Bellini è stata probabilmente la ‘riserva sonica’ più rilevante di quella clamorosa ‘trita-suoni del sud’, Catania negli anni ’60. Ed ha alimentato – in una infanzia fra balate, e cioè pietre, arse, nere e sonanti – la mia curiosità acustica e la mia [competenza] sonologica.
Giardino Bellini è stata la prima traccia di ‘memoria’ uditiva percorribile, eco-logica di percorsi sonico-spaziali raffinati, complessi, segreti – i viottoli dell’antico “Labirinto” del palazzo settecentesco dei Paternò Castello – culminanti in due ‘templi’, due collinette, due ‘piazzali dell’ascolto’: a sud il ‘Chiosco dei concerti’, il suono musicale, una struttura aperta metallica di gusto moresco d’ottocento; a nord la ‘Palazzina cinese’, una vaga pagoda in legno protetta da sempreverdi, una biblioteca, il suono-luogo del silenzio, il luogo ‘ingenuo’ della parola.
Insomma, è il trasporto per il Suono – emozione non matematizzata, valori e note musicali non esatte – che negli anni mi ha permesso e a questo punto mi restituisce il genio – quasi ‘contrappasso’ a studi musicali ‘lodevolmente’ tecnico-accademici, da pronipote d’arte – di stare immerso nella trasformazione [rapida] dell’ascolto, la sintesi dei timbri, l’elaborazione dei mezzi e della pratica [la 'macchina strumentale'] del far musica.

Una cosciente distinzione fra suono e musica, e la devo all’’acustica’ di Leopardi, una storia di ascolti [contatti] e soprattutto di incontri, mi sostengono [esatti] come saetta verso sonoro-musicali [‘fragàri’] possibili.

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