A metà del ‘900 l’ondiola – tastiera monofonica, tre ottave d’estensione, un oscillatore, condensatori, amplificatore e filtri per riprodurre timbri di fiati e archi – fu un’agevole strumento per il consumo musicale: sostanzialmente musica da ballo.
Scegliendola per le sue possibilità – modulare l’onda sonora, suonare in glissando, ottenerne microintervalli ed avere un costante controllo del vibrato per i quarti e ottavi di toni – Giacinto Scelsi la trasformò nel [suo] medium tecnologico [‘la macchina’] per svolgere il suo pensiero, compiere la sua corsa, per stabilire il contatto con il cuore [‘sferico e rotondo’, così si esprimeva] del Suono: ‘il compito […] – come appuntò – è proprio quello di raggiungere il cuore del suono’.
Oltre che dai miei interessi e dalle mie concrete esperienze di servizio – costruire un funzionale, preciso e qualificato strumento di trasmissione del sapere/i – Ondiola prende forma e si sviluppa per raccogliere, fissare e stabilire nessi, relazioni con tutto ciò che potrebbe favorire il cammino per approssimarsi al centro [ai centri] dei sonoro-musicali possibili. E ciò dal momento che non si può raggiungere il cuore del suono [solo] con il suono, non si può fare musica [solo] con la musica, letteratura con la letteratura, il cinema con il cinema, e…all’’infinito’.
‘Il suono – concluse Scelsi – contiene un intero universo’. Già mi consola afferrare che Ondiola – rete di pensieri personali e di varia poetica, di logica sonora, di [belle] immagini e di [buoni] suoni musicali – non potrà mai contenerlo tutto.