Alberto Savinio. Musique Métaphysique e la creazione totale.

Un itinerario percorso alla ricerca di un insondabile segreto che la musica cela in sé ma che mai rivela nella sua totalità, è questo Alberto Savinio (Atene 1891- Roma 1952). Pseudonimo di Andrea De Chirico, fratello di Giorgio, Savinio è esperienza preziosa degna di essere presa ad esempio. Tra la Parigi degli anni Dieci e il secondo Dopoguerra Savinio percorre un’avventura artistica quanto mai originale ed eclettica.

Musicista compositore pittore scenografo saggista drammaturgo poeta e narratore, Savinio non solo padroneggia con abilità inventività e sensibilità critica i vari codici della comunicazione estetica, ma li attraversa con il passo raffinato e ironico del cosmopolita, attento alle suggestioni dell’Avanguardia europea.

Avverso all’Art pour l’Art, il progetto musicale di Savinio mira al teatro, ad un teatro «metafisico» dove il rapporto fra musica e dramma venga inteso non più come «illustrazione» del dramma attraverso la musica, ma come rapporto paritetico che garantisca, nello stesso tempo, unità e autonomia dell’«azione drammatica» e dell’«azione musicale»; giacchè «La musique est un art exceptionnel qui ne tolère point la façon, et qui esige d’etre employé tel qu’il est». Il progetto si realizza nei Chants de la Mi-Mort, definiti «scenes dramatiques d’après des episodes du Risorgimento».

La guerra interrompe l’attività creativa del giovane Savinio. Nel 1915 rientrato in Italia, Savinio viene arruolato e assegnato al servizio militare a Ferrara, dove incontra Carrà, De Pisis, Morandi, Soffici; da questo momento i suoi interessi si spostano verso la pittura e la letteratura o meglio vengono assunti come integrazione a quel «manqué de totalité» della musica che egli aveva denunciato e lamentato in quel “programma” d’artista che sono i suoi scritti parigini del 1914 e 1915.

Anche se non compone, la sua attenzione ai destini della musica è sempre viva e tagliente:  «La musique contemporaine n’est qu’un vague bourdonnement. Una musique veritable atteint l’eclat d’une detonation spirituelle».

Nell’immediato dopoguerra, nel 1925, riprende improvvisamente l’attività musicale con due balletti (La morte di Niobe, e Ballata delle Stagioni), ma avverte probabilmente che con il pennello può spaziare in un polimorfismo più «concreto» che coinvolge direttamente la realtà fisica delle cose e della figura umana.

Il passo decisivo verso la pittura è del 1926-1927, quando ritorna a Parigi ed entra in rapporti con A. Breton e i surrealisti.

In Piccola guida alla mia opera, Milano 1947, Savinio definisce ad esempio la «tecnica» linguistica di Hermaphrodito, il suo libro d’esordio del 1918, come «gusto dell’assurdo, deformazione della realtà, invenzione dei valori, umorismo nero, magismo, surrealismo, tutto il diabolico gioco che riempie il mondo della metaphisica naturalis».

Un’analoga scrittura «critica» traspare nelle partiture che nascono di getto nel secondo dopoguerra, dal 1949 al l951 (Agenzia Fix, Orfeo Vedovo, Cristoforo Colombo, Vita dell’uomo).

Savinio usa i materiali più eterogenei, rinunciando alle tendenze radicali di un tempo ma non al programma di principi enunciati nel 1914: i materiali sonori, talvolta assunti come collage, vengono strutturati in un sottile procedere di dimensioni prospettiche (armoniche ora, oltrechè melodiche) nel rapporto tra percezione auditiva e visiva dove la «metaphysique réelle» si realizza come sintesi.

L’ironia di Savinio si è fatta amara, emblematica. La sua musica la riflette con sferzante spregiudicatezza vocale e strumentale: armonie allocche contro dissonanze e boutades timbriche degli strumenti, uno sciorinare ritmico del canto contro intrusioni di acre belcantismo…Ed è evidente che l’allegoria mira anche a denunciare la crescente formalizzazione dei linguaggi artistici delle neoavanguardie degli anni cinquanta che fatta tabula rasa dell’arte del primo Novecento, minacciano di insterilire nel gesto puramente materico, nel suono massa, che rifiuta la comunicazione (una comune azione di ascolto), aliena il messaggio, per porsi come rottura e provocazione ma che finiscono con l’essere neutralizzate e inglobate nei mass media, nella fabbrica dell’industria culturale.

Questa situazione Savinio l’avvertì sino all’ultimo, anche se non la denunciò apertamente, tuttavia lasciandola trasparire nelle sue mordaci critiche «d’ascolto»; e sino all’ultimo affermò la musica come linguaggio dell’assoluto, messaggio metafisico di ciò che la parola non può esprimere, «elemento essenziale dell’educazione. Non può esservi civiltà senza musica. La musica insegna a stare: a stare in compagnia e a stare da soli. La musica ci mette in comunicazione col moto dell’universo e col nostro movimento interno. La musica insegna a vivere, nel senso più profondo e metafisico della parola. E quella sola civiltà sarebbe perfetta ove tutto quanto, uomini e cose, si muovesse a suon di musica».

La sua attività di critico musicale «militante» tra le due guerre e nel secondo dopoguerra trascende

l’informazione o la pura descrizione delle musiche ascoltate, e riconduce  sempre l’ascolto ad un orientamento di scelte che si rapportano alla «crisi» e alla problematica della musica moderna e contemporanea.

Libri:

. Alberto Savinio, Scatola sonora, Einaudi, 1988

. Alberto Savinio, Narrate, uomini, la vostra storia, Biblioteca Adelphi, 1984

. Alberto Savinio, Nuova Enciclopedia, Biblioteca Adelphi, 1977

Musiche:

. Alberto Savinio, Le chants de la mi-mort, suite per pianoforte, 1914

. Alberto Savinio, Album 1914, pour voix et piano avec une pièce finale pour voix, basson et celesta. Testi originali di A. Savinio

Films:

. Un chien andalou, 1929, di Luis Buñuel e Salvador Dalì.

. L’âge d’or, 1930, diretto da Luis Buñuel

Inserito da Francesco Maria Paradiso il 12 maggio 2016 in Al punto zero: energie della pianamarea | Iscriviti

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